Tutto quello che non sai sugli Inceneritori (Termovalorizzatori) e le conseguenze sulla Tua salute

Ambiente da pag. 1 ÷ 6  

FLAVIO BACCARO

Ambiente

La Comunità Europea ha sanzionato (esborso di €uri, tanti, delle Mie tasse pagate) l'Italia per l'utilizzo di questo termine INGANNEVOLE per non DEFINIRLO con il suo vero nome, (Particolato) al di sotto del valore 10 (pm 10) pertanto, pm 9, pm 8, ecc. Cosa provoca nell'organismo tali "Micro-particelle? CANCRO. Per essere economicamente produttivo dovrà essere continuamente alimentato, non solo, ma incrementato nel quantitativo da bruciare. Più brucia, maggiori introiti. Ma se i napoletani (Campani) incominciano a fare la "differenziata" ci sarà una diminuzione di materiale da bruciare. I soldi spesi per l' Inceneritore, dovranno dare il loro tornaconto a chi ha investito, motivo per cui ... NIENTE DIFFERENZIATA o comunque pochissima.                                                                                                          Chi ha costruito questo inceneritore? L'Impregilo, gli stessi che hanno l'appalto per la TAV, oggi chiamata TAC (C sta per Capacità). La stessa Impregilo che ha costruito l'Ospedale di ... L'aquila crollato a seguito del terremoto del 6 aprile 2009. Voi che salite normalmente sui treni ad alta veleocità (capacità) vi sentirete in futuro tranquilli?

Il Termovalorizzatore Acerra (Napoli)

ll 26 marzo 2009 "Lui" ... inaugura ad Acerra (Napoli) il Termovalorizzatore    La vera definizione è "INCENERITORE", ossia, PRODUTTORE di DIOSSINE, di NANOPARTICELLE.

Uguale: CANCRO

 L'inceneritore di Acerra (NA)
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aggiornato al.. 05-Set-2009 20:17
05-Set-2009 20:17

'Si racconta che in tempiu' antichi il principe incoraggiasse, o addirittura pagasse, l'opposizione perche' sapeva, lui che era un principe saggio, che era opportuno che ci fosse qualcuno che lo avvertisse quando compiva degli errori. A questo pensavano coloro, ed io fra questi, che sostennero l'opportunita' della presenza, nell'ambito del Ministero dell'ambiente istituito dal primo governo Craxi, di una sede in cui potessero far sentire la loro voce le associazioni ambientaliste, che da molti anni esercitavano una attiva e critica contestazione delle azioni che compromettevano l'ambiente, la natura e la salute.

Nella legge 349 del luglio 1986, che istituiva tale nuovo Ministero, fu inserito un articolo 13 che stabiliva che le associazioni ambientaliste qualificate per la loro attivita' e per la presenza nel territorio, facessero parte del consiglio nazionale dell'ambiente.

All'articolo 18 di tale legge era stabilito che le associazioni riconosciute potevano intervenire nelle denuncie dei fatti lesivi dell'ambiente e potevano fermarli anche ricorrendo ai tribunali amministrativi regionali (TAR).

Per comprendere l'importanza di questa pur parziale conquista va ricordato che era stata la contestazione ecologica a denunciare, dagli anni sessanta del Novecento in avanti, gli inquinamenti dell'aria, delle acque e del mare, le fabbriche inquinanti, l'abuso dei pesticidi e dei detersivi non biodegradabili, a fermare opere giustamente ritenute e rivelatesi nocive, come centrali elettriche, raffinerie di petrolio, centrali nucleari, stabilimenti petrolchimici, fabbriche di bioproteine, depositi di scorie radioattive, eccetera.

Questa protesta aveva cosi' salvato centinaia di migliaia di vite umane che altrimenti sarebbero state compromesse da agenti tossici, radioattivi, cancerogeni. Protesta sgradevolissima per molti imprenditori, per amministratori pubblici e per lo stesso governo che hanno spesso ridicolizzato e cercato di mettere a tacere questi "disturbatori".

Col passare degli anni la contestazione si e' affievolita e sono avanzate energicamente le politiche ispirate a togliere vincoli alle imprese, agli inquinatori e speculatori; cosi' la legge 186 e' stata, a varie riprese, svuotata di molti contenuti nel 2001 e, soprattutto, col cosiddetto testo unico sull'ambiente del 2006.

Poco dopo un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (fine del mandato del II governo Prodi) datato 8 aprile 2008 stabiliva che potevano essere coperti dal segreto di stato gli impianti civili per produzione di energia ed altre infrastrutture "critiche" e che nei luoghi coperti da segreto di stato le funzioni di controllo ordinariamente svolte dalle aziende sanitarie locali e dal Corpo nazionale dei vigili del fuoco sarebbero state svolte da autonomi uffici.

Significa che, per decisione del Presidente del Consiglio, un inceneritore avrebbe potuto essere considerato infrastruttura "critica" e quindi coperto dal segreto di stato e che i controlli sulle esecuzioni e sulle emissioni di fumi inquinanti avrebbero potuto essere demandati alle forze armate e i risultati resi inaccessibili alle popolazioni interessate.

Piu' recentemente, nel gennaio 2009, la legge 28 gennaio 2009 n. 2 all'articolo 2 prevede che per le opere pubbliche ritenute prioritarie per lo sviluppo economico del territorio possono essere nominati commissari straordinari con poteri sostitutivi delle amministrazioni interessate.

Ma neanche questo bastava per mettere a tacere l'opposizione ecologica che anzi si e' fatta piu' vivace nella protesta contro un numero crescente di nuove iniziative, dalle discariche di rifiuti, agli inceneritori, sia pure ribattezzati eufemisticamente termovalorizzatori, a nuove fabbriche inquinanti. La protesta nel nome della salute e dell'ambiente ha utilizzato allora l'ultima possibilita' rimasta dalla legge originale, il ricorso ai TAR che talvolta hanno ritenuto fondate le denunce delle associazioni e dei movimenti di difesa dell'ambiente.

Per mettere ulteriormente il bavaglio all'opposizione il 10 marzo 2009 un gruppo di 134 deputati ha depositato alla Camera un disegno di legge che toglie anche questo diritto di protesta.

Secondo i proponenti molte associazioni ricorrono ai TAR per far sospendere opere pubbliche e private, ritenute dannose per l'ambiente e la salute, con motivazioni "pretestuose"o per "egoismo territoriale", per non volere vicino casa propria una centrale o un inceneritore che potrebbe danneggiare piccoli interessi locali, egoistici, appunto. Se la protesta e' ritenuta non motivata l'associazione e' punita ai sensi del codice civile con le sanzioni previste per chi agisce con malafede o colpa grave.

Se e' ritenuta motivata le opere vanno avanti lo stesso e l'associazione sara' indennizzata. Quale giudice stabilira' se la protesta contro un inceneritore che potrebbe causare danni alla salute fra anni, e' pretestuosa e fatta in malafede ? Erano pretestuose le proteste contro la cava di amianto che avrebbe causato centinaia di tumori ai lavoratori e alle popolazioni vicine, ma solo dieci o venti anni dopo?

Con il nuovo disegno di legge nessuno potrebbe fermare la costruzione di una strada in zona franosa o che altera la circolazione delle acque, la costruzione di edifici destinati a crollare al primo terremoto. Un Parlamento e un governo che avessero a cuore l'interesse del paese, il "bonum publicum", dovrebbero incoraggiare e ascoltare la protesta di chi, talvolta proprio perche' vive in un territorio e ne conosce caratteri e vincoli, chiede di "non fare" opere o interventi che possono danneggiare l'ambiente e la salute. E' certo che occorre costruire strade e fabbriche e merci, perche' questo risolve problemi umani, aiuta a unire paesi lontani, a rendere migliore la vita e talvolta l'ambiente e la salute, ma occorre vigilare perche' molte opere e interventi nascondono delle trappole da cui e' poi difficile uscire.

A mio modesto parere la contestazione ecologica e' come il gallo sul tetto: vede le prime luci dell'alba del giorno che sorge --- il sorgere di nuove attenzioni e nuovi diritti civili --- e canta e sveglia chi dorme nella casa e che e' disturbato perche' vorrebbe continuare a dormire. Quanto piu' si cerca di soffocare la protesta, tanto piu' vivace si fa questa protesta che alla fine vince quando e' in gioco il diritto alla vita e alla salute.

Giorgio Nebbia e' professore emerito di Merceologia dell'Universita' di Bari; ha contribuito a scrivere la recente monografia di ISDE "Gestione dei rifiuti e rischi per la salute", scrivendo il capitolo: "Biologia ed economia". www.isde.it

Tratto da Padova News  - Il quotidiano di Padova On Line     Pubblicato dalla redazione web il 18 - 04 - 2009

Monselice: CEMENTERIE COPERTE DA SEGRETO DI STATO?   

     La documentata insalubrita' dell'aria attribuita alle cementerie, diventera' sacra e intoccabile.   Bastera' infatti dichiarare impianti critici e i "termovalorizzatori di rifiuti" saranno coperti da Segreto di Stato.               La Gazzetta del Mezzogiorno, martedi' 14 aprile 2009 - Giorgio Nebbia nebbia@quipo.it

LA STORIA

Quei torrenti inghiottiti dagli scavi della Tav

Viaggio nel Mugello dove il sistema idrico è stato distrutto e le falde sono precipitate di centinaia di metri. Dove un tempo proliferavano trote, gamberi e vegetazione protetta ora ci sono solo profondi canyon dall'inviato PAOLO RUMIZ

 

Consapevole che anche l’incenerimento dei rifiuti è subordinato alla leggi fisiche e tra queste c’ è senza ombra di dubbio, quella di Lavoisier (in una reazione chimica, la massa dei reagenti è esattamente uguale alla massa dei prodotti).
Il che significa che, si riesce solo a trasformare le sostanze, ma non ad annullarne la massa, questo significa che una tonnellata di rifiuti, prima dell’incenerimento, peserà una tonnellata anche dopo, ma sotto forma di ceneri sottilissime, alcune di qualche milionesimo di millimetro. I nomi di queste particelle?  Pm 2,5 fino a Pm 0,01, ovvero pericolosissime particelle, inorganiche, non biocompatibili, non biodegradabili, cancerogene, mutogene. Queste penetrano nel sangue e da lì si depositano negli organi, l’organismo umano non è in grado di eliminarle, e iniziano così, varie manifestazioni patologiche come tumori, malformazioni fetali, malattie cardiovascolari, allergiche e perfino neurologiche. La patogenicità cresce in modo esponenziale con il diminuire del diametro, quindi maggiore sarà la temperatura di distruzione , minore sarà il diametro delle particelle prodotte, più gravi saranno i problemi per la salute! Sono le cosiddette nanopatologie (ricerca pubblicata dagli scienziati S.Montanari e A.Gatti). Non si dimentichi poi che nel processo d’incenerimento, occorre aggiungere all’immondizia, calce viva e una rilevante quantità d’acqua, da una tonnellata di rifiuti bruciata escono una tonnellata di fumi, da 280 a 300 kg di ceneri solide, 30 kg di ceneri volanti (la cui tossicità è enorme), 650 kg di acqua sporca (da depurare) e 25 kg di gesso. Il che significa il doppio di quanto si è inteso “smaltire”, con l’aggravante di avere trasformato il tutto in un prodotto altamente patogenico.Per non parlare poi, dalle diossine (ridotte in quantità ma non eliminate dall’alta temperatura), ai furani,agli idrocarburi policiclici, agli acidi inorganici (cloridrico, fluoridrico, solforico, ecc.), all’ossido di carbonio, solo per fare qualche esempio.
Io c’ero per consapevolezza. Consapevole che solo il 20% del potere calorifico presente nei rifiuti bruciati viene recuperato. Per di più, i vantaggi derivanti dalla poca energia ricavata, 570 milioni circa di chilowatt ora di impianto da 800.000 tonnellate annue, vengono annullati dallo spreco di materiali preziosi. Nello specifico, ogni anno vanno in fumo 5 o 6.000 tonnellate di ferro, 6.000 tonnellate di alluminio e centinaia di tonnellate di rame. Peccato che i minerali e i giacimenti fossili disponibili nella crosta terrestre non siano illimitati.  Consapevole che l’appetibilità economica dei termodistruttori è tale, solo per potentati economici e solo in presenza di forti finanziamenti pubblici ( i nostri Cip6 finanziati con un sovrapprezzo del 7% sulle bollette elettriche dei cittadini ). Nei paesi dove non ci sono simili aiuti statuali, non si costruiscono inceneritori da anni. Negli States, ad esempio, dal 1995, non ne costruiscono più.                                 Consapevole che l’incenerimento dei rifiuti è fisiologicamente incompatibile con la Raccolta Differenziata ( Brescia docet, per incenerire, ci vuole però, la materia prima: i rifiuti solidi urbani (RSU).        E soprattutto rifiuti con particolari capacità calorifiche. Nella città lombarda devono trovare 800.000 tonnellate di mondezza l’anno. Peccato che in base al Rapporto Termoutilizzatore 2006/2007, in tutta la provincia, non raggranellano che la metà della spazzatura necessaria. Il resto bisogna importarla e soprattutto sottrarla alla raccolta della differenziata, in particolar modo a quella della plastica.                                                           Consapevole che l’impatto occupazionale di un termodistruttore è irrisorio rispetto ai costi di realizzazione e di gestione. A Brescia solo per costruirlo sono stati necessari 300 milioni di euro. Quante persone lavorano stabilmente nell’impianto? 79! Per quello di Acerra, attualmente, le autorità competenti non sono ancora in grado di stimare la somma totale per la costruzione. Questi dati sono assurdi se comparati a quelli di un ciclo integrato TMB-R.D. spinta. Infatti, in questo caso, con un investimento onnicomprensivo( realizzazione e gestione) di 10-15 milioni di euro si avrebbe un impiego stabile di circa 1000 unità lavorative.    

 

 

 

SAN PIERO A SIEVE - Non servono sismografi per capire dove passa il tunnel dalla Tav tra Bologna e Firenze. Basta seguire una traccia di foreste rinsecchite, alvei vuoti, macerie. Persino i cinghiali rifiutano di vivere lassù. Sopra la "grande opera" esiste una scia di "grandi disastri" che la segnala fedelmente.

L'abbiamo percorsa, verso Nord, e per capire ci è bastata la parte toscana. Il Mugello, snodo cruciale dello scavalco appenninico. I danni li hanno appena quantificati i giudici: 150 milioni di euro solo per lo smaltimento abusivo dei terreni di scavo. Poi vengono i cantieri abbandonati, le cave e le frane.

Il peggio è il sistema idrico distrutto: per ripagarlo non basterebbe una mezza finanziaria. Fra 750 milioni e un miliardo 200 milioni, per ventidue minuti di viaggio in meno. Spariti o quasi 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi, 5 acquedotti: in tutto 100 chilometri di corsi d'acqua.

Ma le cifre non sono niente. Per farsi un'idea bisogna sentire il tanfo polveroso della montagna morta. Rifare i sentieri della Linea Gotica, tra i rovi, come in guerra. Solo che stavolta i danni non li hanno fatti i generali ma gli ingegneri, che possono essere peggio. Le ferite delle bombe si rimarginano. Queste restano per sempre. Siete avvertiti: non siamo di fronte a un evento naturale, ma a qualcosa di biblico.

Tace la valle del torrente Carzola. Niente più uccelli. La falda è precipitata di trecento metri e la montagna è sotto choc idrico. Ha piovuto tutto l'inverno, ma le conifere sono morte, le querce moribonde. C'erano salmoni, trote, gamberi: ora più nulla. Un catastrofe come il Vajont, ma alla rovescia.

Polvere, silenzio. Nel canyon si spalanca una finestra di servizio. È sguarnita, potrebbero entrarci uomini e bestie. Cento metri sotto, il tunnel che ha inghiottito tutto. I tecnici ricordano quando avvenne. Esplose un getto da 400 litri al secondo a tredici atmosfere. Da allora, anche se in superficie la valle scende a Nord, le falde scaricano a Sud, verso Firenze. E del Mugello a secco chi se ne frega.

Paolo Chiarini, 30 anni, ingegnere ambientale, è cresciuto sui fiumi e, quando il Carza sparì di colpo un giorno di febbraio di 11 anni fa, fu il primo ad accorgersene. Corse in Comune ad avvertire, ma gli risposero giulivi: "Per forza, non è nevicato". Capì subito che l'unica acqua che interessava gli italiani era quella del rubinetto, e fece l'unica scelta possibile: combattere da solo.

Da allora Paolo ha battuto ogni rigagnolo e raccolto dati. Oggi ci fa da guida su questa strada partigiana. A Campomigliaio c'era la piscina naturale dei fiorentini. Poi è arrivata la talpa maledetta che ha "impattato" la falda e oggi sul greto resta solo un ridicolo cartello "Divieto pesca" e, a monte, uno scolo fognario a secco.

Il Carlone era il paradiso dei pescatori. Oggi è ingombro di bungalow dai vetri rotti, rottami, tubi, cisterne, caterpillar arrugginiti. Su un muro, la scritta "Ciao, è stato bello". Sotto, un torrente in agonia. Ma a monte è peggio. Una strada bianca in mezzo a una foresta sbiadita, fiancheggiata dai tubi che fino a ieri hanno pompato acqua per tenere in vita il torrente. Una finzione.

Sopra, una montagna di rocce intrise di asfalto collante, oli e bitumi. Quando piove, la morchia scola sulla vasca di captazione del comune di Vaglia, che raccoglie la poca acqua. Purissima, era, da imbottigliare senza filtro. Tutto quel materiale poteva essere reimpiegato nel tunnel, come in Svizzera nella galleria del Gottardo. Qui invece s'è portato tutto in superficie. E nel buco hanno portato ghiaia fresca, aprendo decine di cave inutili sul monte. Ecco perché la Tav è costata il quintuplo del previsto.

A San Piero a Sieve la ferrovia veloce esce a palla di fucile e s'infila sotto l'autodromo del Mugello. Siamo nel cuore della conca, l'Appennino perde asprezza, l'orrore diventa bucolico. Tra le fattorie il torrente Bagnone è scomparso. Poco in là, anche il Bosso. Nove anni fa le sorgenti saltarono tutte assieme, ricorda l'avvocato Marco Rossi che segue le cause civili. "Quando sparì il torrente la gente pensò che sarebbe tornato. Invece non tornò. Finita. Arrivarono le autobotti. Poi il disseccamento salì fino a Farfereto e Striano".

A Sergio Pietracito hanno fatto di tutto. Gli hanno tolto l'acqua per gli animali, fatto franare il bosco, aperto crepe in casa, semidistrutto i frutteti con le polveri, terremotato il sonno con esplosioni, ventole al massimo, bip di cicalini, fischio di allarmi, rombo di tir in retromarcia. Poi, a cantiere chiuso, gli hanno ripristinato i terreni con zolle miste a cemento, plastica e ferri arrugginiti.

Pietracito ha speso 30 mila euro in avvocati, senza aiuto degli enti locali. L'italiano è solo davanti al potente. Lui non molla, ma molti altri sono stanchi. Sanno che, più dei danni, sono i processi a mangiarti la vita. Finisce che sei tu a dover pagare. La politica cala le brache: è già tanto se i sindaci sono riusciti a farsi dare il tracciato della galleria.

Risaliamo verso il Giogo della Scarperia. Ormai è un "trek" nella devastazione. Conifere moribonde, castagni in sofferenza. Fra un mese gli animali scapperanno anche da qui. A Lugo hanno visto "i caprioli scendere a valle per bere dai sottovasi dei giardini". Non era mai successo prima del 2006, quando la Tav ha smesso di pompare acqua "finta" in quota.

Dopo il crinale, il versante del Santerno ci sbatte davanti l'ultimo sacrilegio. Sul lato della Sieve avevamo censito pozzi defunti col nome di santi e beati. Qui, nell'abbazia di Moscheta, succede di peggio. Hanno rubato l'acqua santa. La pieve, per riempire il suo secolare abbeveratoio rimasto a secco, deve farsi sparare acqua da Fiorenzuola. Sempre per quei maledetti ventidue minuti.

Oltre si spalanca un abisso dantesco, il canyon chiamato Inferno. Era il top del Mugello, segnato su tutte le guide. Trote, gamberi, muschi. Sopra, il sentiero dove un tempo Dino Campana andava a Firenze incontrando bande di musicanti e pescatori di fiume. Oggi si cammina a secco tra massi enormi e smerigliati, segno della sacra potenza uccisa dall'uomo. Chi pagherà tutto questo? Quale nazione chiederà il conto?

Il fiume infernale si butta nel Santerno, dove s'apre il cratere della colossale stazione intermedia della Tav. Intorno, la devastazione. Novanta cave. Novanta cicatrici. Ed è solo il preludio dell'ultima è più spaventosa ferita. La più lontana, la meno visibile. La condanna, esecuzione e morte del torrente Diaterna, con la doppia sorgente biforcuta sotto il Sasso di San Zanobi.

Ora si procede solo a piedi, tra ghiaie terribili, guadi algerini, qui nell'Italia di mezzo a fine inverno. Tre anni fa Chiarini vide e fotografò vasche piene di pesci putrefatti. Da allora è morte biologica. Querce cadute, polvere, vento, lucertole. Sotto, la galleria spara la sua traiettoria in un fondale umido carico di bitumi. Qui sopra, il biancore abbacinante di un greto. La frazione di Castelvecchio - sopra l'ultima finestra della Tav in terra toscana - ha perso il suo acquedotto nel '98. Ora vorrebbero costruire un invaso per compensare lo scippo.

Ma per metterci quale acqua? Con quale canalizzazione? Cementificando gli impluvi? Ricoprendoli di resine? Coprendo lo scempio con uno scempio ulteriore? La parola catastrofe non basta.
Il viaggio è finito. "Cosa ci riserva il futuro Dio solo sa" brontola Piera Ballabio, della Comunità montana del Mugello. "Con la nuova legge sulle grandi opere, i Comuni avranno ancora meno voce in capitolo. Siamo vicini a una militarizzazione del territorio. Alla faccia del federalismo".

La repubblica.it (22 marzo 2009)

Il Nucleare - Piantina Italia - Prepariamoci.    Tumori da radiazioni ed inquinamento. L'uranio scarseggia. L' energia costerà sempre di più.    E le scorie, le metteranno nel nostro giardino ...
Termovalorizzatore, no, il vero nome è Inceneritore