Effetti sulla salute umana degli impianti di incenerimento di rifiuti: cosa emerge dallo
studio di Forlì a cura della d.ssa Patrizia Gentilizi, oncologa, Associazione dei Medici
per l'Ambiente, I.S.D.E. Italia*-Abstract-*
*Nelle popolazioni esposte alle emissioni di inquinanti provenienti da inceneritori sonostati segnalati numerosi effetti avversi sulla salute sia neoplastici che non.Fra questi ultimi si annoverano: incremento dei nati femmine e parti gemellari, incremento dimalformazioni congenite, ipofunzione tiroidea, diabete, ischemie, problemi comportamentali,patologie polmonari croniche aspecifiche, bronchiti, allergie, disturbi nell' infanzia. Ancor più numerose e statisticamente significative sono le evidenze per quanto riguarda ilcancro: segnalati aumenti di: cancro al fegato, laringe, stomaco, colon-retto, vescica, rene, mammella. Particolarmente significativa risulta l'associazione per cancro al polmone,linfomi non Hodgkin, neoplasie infantili e soprattutto sarcomi, patologia "sentinella" dell' inquinamento da inceneritori. Studi condotti in Francia ed in Italia hanno evidenziato inoltre conseguenze particolarmente rilevanti nel sesso femminile. I rischi per salute sopra riportati sono assolutamente ingiustificati in quanto esistono tecniche di gestione dei rifiuti, alternative all' incenerimento, già ampiamente sperimentate e prive di effetti nocivi.
*-Premessa-** _*Gli impianti di incenerimento rientrano fra le industrie insalubri di classe 1° in base all'articolo 216 del testo unico delle Leggi sanitarie (G.U. n. 220 del 20/09/1994,s.o.n.129) e qualunque sia la tipologia adottata (a griglia, a letto fluido, a tamburo rotante) equalunque sia il materiale destinato alla combustione (rifiuti urbani, tossici, ospedalieri, industriali, ecc) danno origine a diverse migliaia di sostanze inquinanti, di cui solo il 10-20% è conosciuto. La formazione di tali inquinanti dipende, oltre che dal materiale combusto, dalla mescolanza assolutamente casuale delle sostanze nei forni, dalle temperature di combustione e soprattutto dalle variazioni delle temperature stesse che si realizzano nei diversi comparti degli impianti, come è stato descritto anche recentemente (1).
Fra gli inquinanti emessi dagli inceneritori possiamo distinguere le seguenti grandi categorie: Particolato - inalabile (PM10), fine (PM 2.5) ed ultrafine (inferiore a 0.1 micron) -* *metalli pesanti, diossine, composti organici volatili, ossidi di azoto ed ozono.
Si tratta in molti casi di sostanze estremamente tossiche, persistenti, bioaccumulabili; in particolare si riscontrano; Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene, Piombo, Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) ecc.Le conseguenze che ciascuno di essi, a dosi anche estremamente basse, esercita sulla salute umana sono documentate da una vastissima letteratura e nuovi effetti sono stati descritti recentemente. Per molti di essi (2-3-4-5-6-7). Tali effetti possono essere diversi e più gravi in relazione alla predisposizione individuale e alle varie fasi della vita e sono soprattutto pericolosi per gli organismi in accrescimento, i feti e i neonati (8-9).
Metalli pesanti e diossine rappresentano le due categorie più note e studiate di inquinamento prodotto da inceneritori, anche se un recente articolo (l0) richiama l' attenzione anche sulla pericolosità del particolato ultra fine che si origina dagli Inceneritori. I metalli pesanti sono considerati un "tracciante" specifico dell'inquinamento di tali impianti (11): anche il recente studio " Patos" (12 della regione Toscana - che ha raccolto e tipizzato il particolato atmosferico di diverse centraline dislocate nel territorio - attribuisce la maggior variabilità di metalli pesanti riscontrata a Montale, territorio rurale, proprio alla presenza di un impianto di incenerimento per varie tipologie di rifiuti. Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nickel, sono cancerogeni certi (IARC1) per polmone, vescica, rene, colon, prostata; Mercurio e Piombo sono classificati con minor evidenza dalla IARC (livello 2B) ed esplicano danni soprattutto a livello neurologico e cerebrale, con difficoltà dell'apprendimento, riduzione del quoziente intellettivo (QI), iperattività (13 -14).
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