FLAVIO BACCARO
L'Universitario
A cura di Simone Garipoli

La Marjuana in Italia - di Garipoli Simone

Alle contraddizioni ormai patologiche della legislazione italiana siamo ormai (purtroppo) abituati.

La legalizzazione della Marjuana è un argomento che tiene dibattito in Italia dal secondo dopoguerra, con aspre battaglie soprattutto dei movimenti studenteschi giovanili e del partito radicale.

Senza entrare nel merito dei pro e dei contro dell’uso di cannabinoidi vi espongo alcuni dati: l’Italia è il primo consumatore in Europa di cannabinoidi e i reati legati all’uso allo spaccio di cannabinoidi sono la prima causa di carcere minorile o carcere per i neo maggiorenni.

Si spendono 40 milioni di dollari all’anno per combattere il narcotraffico, la maggior parte dei quali per la lotta al traffico di marjuana.

Per parlare di legalizzazione di cannabinoidi bisogna soprattutto avere la mente sgombra da pregiudizi. Con la legalizzazione si eviterebbero milioni di euro in spese processuali per reati che vanno dai 3 giorni ai 3 anni di carcere. Si eviterebbe una mitizzazione nociva della marjuana (spesso ciò che è proibito ci attira come se fosse qualcosa di grandioso); tutti i consumatori sarebbero controllati poiché per l’acquisto è necessario il tesserino sanitario. La cosa che non sappiamo è che il motivo principale per cui la legalizzazione è tabù è che molti soldi ricavati vanno ad una organizzazione criminale senza nome che ha stretti legami con la politica; per facilitare la stesura di questo pezzo chiameremo l’organizzazione con un nome di fantasia tipo… MAFIA.

La mafia controlla il traffico di stupefacenti in Italia e spesso si serve di ragazzi disagiati per lo smercio “al dettaglio”; i risultati sono principalmente due: vengono presi sempre i pesci piccoli e non viene fermato il traffico.

Lo spunto per questo articolo me l’ha dato la recente sentenza della corte di cassazione che fra poco vi illustrerò.

Chi volesse conoscere in dettaglio la legge sulle droghe può andare al sito http://droghe.aduc.it/TU309-90.htm 

Articolo preso da:

http://www.corriereweb.net/archivio/politica-e-societa/165-la-cassazione-coltivare-cannabis-non-e-reato-.html

Altri articoli cura di Garipoli Simone: E' passato l'emendamento D'Alia  -  Parlamentari e sindaci  - 

La Cassazione: “coltivare cannabis non è reato”

di: Paola Spinella

La Corte ha stabilito che la coltivazione è legale se le piante non diventano mature: un artificio tutto italiano.

Finalmente gli scoop arrivano anche dalla Suprema Corte! Quindi, se qualcuno volesse iniziare a dedicarsi alla propria passione per la natura e poi decidere anche di imprimere una nota particolare all’arredamento della propria casa, magari abbellendola con qualche piantina di cannabis sparsa qua e là, ora lo può fare. E se qualcuno un po’ schizzinoso, con mascherato garbo, facesse notare che non si può, basterebbe sventolare la sent. Cass. 1222/2009 , per chiudergli la bocca e fargli provare solamente invidia per quel bel pezzo di arredamento mancante nella sua abitazione.

 Quindi sembra che al Palazzaccio si respiri un’aria più moderna. Infatti, forse per dimostrare che coloro che sfoderano le classiche toghe di velluto, nonostante l’avanzare degli anni, sono in realtà uomini al passo con i tempi, è venuta fuori la tanto auspicata decisione, che con molta probabilità renderà felici gli amanti della botanica, i quali potranno vedere germogliare i fiori di questa esotica pianta, senza incorrere nel rischio di dover indossare le manette al posto dei braccialetti.

 Indubbiamente, si tratta di una svolta per un Paese un po’ conservatore come il nostro, ma non bisogna credere che sia in atto un cambiamento radicale, perché i fiori possono sbocciare, ma la pianta non può crescere, quindi attenzione a non favorire la crescita di arbusti secolari.

 Che si tratti di un compromesso interessante è sicuramente fuor di dubbio, ma la domanda che ci si pone è questa: come farà il povero giudice italiano a stabilire quando la piantina è cresciuta talmente tanto da far meritare una bella multa al suo amorevole proprietario?. Su questo la Corte non ha detto nulla e probabilmente per evitare che questo singolare escamotage, del resto tutto italiano, possa scatenare un’ondata di critiche, la risposta tarderà ad arrivare.