( 23 febbraio 2008 )  La Repubblica

La Procura di Torino chiude l'indagine sul rogo di dicembre costato la vita a 7 operai
Per la prima volta contestato un reato così grave ad un manager d'azienda

ThyssenKrupp, sei indagati
Omicidio volontario

Il padre di Bruno Santino, uno delle vittime del rogo, mostra la foto di suo figlio

 

 

 


TORINO - I dirigenti delle acciaierie ThyssenKrupp sapevano che gli operai del proprio stabilimento rischiavano la vita ogni volta che entravano a lavorare, eppure hanno colpevolmente evitato di adottare le necessarie misure di sicurezza antincendio. Uno di essi, addirittura, Harald Espenhahn, l'amministratore delegato del gruppo italiano, avrebbe mandato i lavoratori incontro alla morte con la piena consapevolezza che, nei reparti sguarniti della fabbrica, un incendio sarebbe potuto scoppiare da un momento all'altro.
Sono queste le conclusioni dell'inchiesta sul tragico rogo della Thyssen, che la notte del 6 dicembre scorso provocò la morte di sette operai, bruciati vivi dalle fiamme divampate all'improvviso da un laminatoio e spirati uno a uno, dopo lunghe e terribili agonie, nei giorni successivi alla sciagura.

 

Il pool di magistrati coordinato dal procuratore Raffaele Guariniello ha chiuso in meno di tre mesi le indagini formulando nei confronti dei sei manager indagati ipotesi di reato pesantissime: per Espenhahn l'accusa di incendio e omicidio volontario con dolo eventuale, per gli altri - a seconda delle condotte - omicidio colposo e incendio colposo con colpa cosciente e omissione volontaria di cautele contro gli infortuni. Oltre a Espenhahn sono indagati i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio di prevenzione dei rischi sul lavoro Cosimo Cafueri. La ThyssenKrupp è inoltre chiamata in causa come persona giuridica.

"Spero che li mettano in galera e buttino le chiavi", dice Sabina Laurino, vedova di Angelo, uno dei sette operai morti nel rogo. Oltre alle famiglie delle vittime anche gli operai della linea 5 intendono costituirsi parte civile. "La procura contesta il dolo - spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese della Fiom - e questo significa che tutti i lavoratori erano esposti. E' un precedente importante".

È la prima volta che a un indagato in un'inchiesta in materia di infortuni sul lavoro viene contestato il reato di omicidio volontario. Un'accusa mossa in relazione alla sua posizione di vertice con i massimo poteri decisionali di spesa in particolare relativamente a due decisioni. L'imputazione di omicidio volontario si basa infatti su questi due elementi: innanzitutto l'amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa.

Il secondo punto riguarda poi l'adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all'azienda e anche da una compagnia assicuratrice, fu deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all'epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.

Dalle indagini, dal racconto degli operai superstiti e dalle testimonianze dei tecnici dell'Asl è emersa una realtà molto problematica, rivelata dalla contestazione di ben 116 violazioni delle norme di sicurezza da parte dei servizi ispettivi. Il grado di consapevolezza dei rischi da parte dell'azienda è messo poi in evidenza dal fatto che due incendi senza conseguenze nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino e uno in Germania, non indussero la multinazionale a prendere alcun provvedimento, malgrado la compagnia che assicurava lo stabilimento piemontese avesse elevato da 30 a 100 milioni la franchigia a carico della Thyssen, con una scelta che constatava per esempio l'assenza di dispositivi automatici antincendio.

FLAVIO BACCARO

Morti Bianche

LavoroSicurezza Sul Lavoro

Oltre 1200 morti all'anno sul lavoro

Le chiamano "Morti Bianche"

Chiamiamole con il loro VERO nome

STERMINIO DI STATO

   Lo "Stato" deve essere il principale Garante della vita e della salute dei propri Cittadini.      Gli Organi preposti al controllo della sicurezza sul posto del lavoro sono presenti sul Territorio, ma l' organico è notoriamente sottodimensionato rispetto alle reali necessità, PERCHE'?            TAGLI, TAGLI ed ancora TAGLI dei FONDI a questi Organi di Controllo per la Sicurezza sul posto di Lavoro; questi tagli impediscono il capillare e continuo monitoraggio di tutte le Aziende.                                                                                                                                                  Vi siete mai chiesti cosa accade dopo l' ispezione dello SPISAL all' interno di un cantiere o di un' azienda?                                                                                                                                     Viene stillata una Relazione che viene passata all' ufficio un gradino più su, viene inviata comunicazione all' azienda sugli interventi da fare, e poi?                                                               Se l' Azienda prende la lettera dello SPISAL e la "DIMENTICA" dentro un cassetto, chi va a controllare  se vengono applicate le normative specificate dagli organi preposti?                                                                                                                                            Quali sanzioni vengono imposte alle aziende che non rispettano quanto disposto per migliorare la vivibilità e la sicurezza sul posto di lavoro?                                                                                 Che cosa accade al o ai responsabili delle aziende che non mettono in pratica le disposizioni degli Organi di Controllo dello Stato?                                                                                                   E' sotto gli occhi di tutti quelli che vogliono vedere la realtà dei fatti.                                            Chi ripaga il lavoratore gravemente infortunato e che mezzi di sussistenza e di supporto vengono dati alle famiglie colpite da tali Tragedie?                                                                           In caso di morte del lavoratore ... come interviene lo Stato nei confronti dei familiari?                                                                                                                                                 La latitanza dello Stato e ben conosciuta da chi, dopo anni e anni di "Corsi e Ricorsi" al Ministro del Lavoro o al Ministero del Lavoro, al Presidente della Repubblica, ai Tribunali nei loro vari Gradi, con spese esorbitanti, poi si trova con il nulla in mano e la mancanza, il più delle volte, dell' unica fonte di sostegno familiare.                                                                             Ricordate che il 4 marzo 2009 è stata bocciata da TUTTA la MAGGIORANZA (Centro Destra), la proposta fatta dall' Opposizione, di stabilire una somma maggiore nella finanziaria, per pagare in breve tempo la somma dovuta, per il  Gratuito Patrocinio, ai Legali che si sono prodigati nell'assistenza degli infortunati sul lavoro.   Chissà quanti di VOI, che avete votato gli attuali Signori seduti nelle 2 Camere, vi verrete a trovare in difficoltà a seguito di tale bocciatura.
Uno dei tanti video che parla della strage della Tyssen Krupp

  Con i soldi si comprano anche le Morti dei lavoratori

La denuncia dei sindacati: operai costretti a firmare
L'azienda: stesse clausole da anni

Thyssen: "Buonuscita premio a chi rinuncia alla causa"

TORINO - La scoperta è di venerdì sera quando un lavoratore si è presentato alla riunione dei dipendenti Thyssen che intendono costituirsi parte civile contro l'azienda per il rogo del 6 dicembre: "Io sono d'accordo a presentarmi in tribunale - ha detto ai legali del sindacato - ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa".

Ci sono volute poche ore per ricostruire l'accaduto: nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l'azienda è scritto chiaramente che il lavoratore accetta l'incentivo alle dimissioni "a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio" e che "rinuncia pertanto" "a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo... 2043, 2059, 2087... del codice civile".
( 9 aprile 2008 )  Da: La repubblica

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aggiornato al.. 14-Giu-2009 13:06