
Il pool di magistrati coordinato dal procuratore Raffaele Guariniello ha chiuso in meno di tre mesi le indagini formulando nei confronti dei sei manager indagati ipotesi di reato pesantissime: per Espenhahn l'accusa di incendio e omicidio volontario con dolo eventuale, per gli altri - a seconda delle condotte - omicidio colposo e incendio colposo con colpa cosciente e omissione volontaria di cautele contro gli infortuni. Oltre a Espenhahn sono indagati i consiglieri delegati Marco Cucci e Gerald Priegnitz, un responsabile in servizio alla sede di Terni della multinazionale, Daniele Moroni, il direttore dello stabilimento di Torino Giuseppe Salerno, il responsabile del servizio di prevenzione dei rischi sul lavoro Cosimo Cafueri. La ThyssenKrupp è inoltre chiamata in causa come persona giuridica.
"Spero che li mettano in galera e buttino le chiavi", dice Sabina Laurino, vedova di Angelo, uno dei sette operai morti nel rogo. Oltre alle famiglie delle vittime anche gli operai della linea 5 intendono costituirsi parte civile. "La procura contesta il dolo - spiega Giorgio Airaudo, segretario torinese della Fiom - e questo significa che tutti i lavoratori erano esposti. E' un precedente importante".
È la prima volta che a un indagato in un'inchiesta in materia di infortuni sul lavoro viene contestato il reato di omicidio volontario. Un'accusa mossa in relazione alla sua posizione di vertice con i massimo poteri decisionali di spesa in particolare relativamente a due decisioni. L'imputazione di omicidio volontario si basa infatti su questi due elementi: innanzitutto l'amministratore delegato Harald Espenhanh ha posticipato dal 2006-2007 al 2007-2008 gli investimenti per il miglioramento dei sistemi antincendio dello stabilimento di Torino, pur sapendo che a quella data la sede sarebbe stata chiusa.
Il secondo punto riguarda poi l'adeguamento della linea 5, quella dove si verificò il disastro: anche in questo caso, nonostante le indicazioni tecniche fornite da un gruppo di studio interno all'azienda e anche da una compagnia assicuratrice, fu deciso di dotarla di impianti di rivelazione incendi e di spegnimento all'epoca successiva al trasferimento a Terni, nonostante gli impianti fossero in piena attività.
Dalle indagini, dal racconto degli operai superstiti e dalle testimonianze dei tecnici dell'Asl è emersa una realtà molto problematica, rivelata dalla contestazione di ben 116 violazioni delle norme di sicurezza da parte dei servizi ispettivi. Il grado di consapevolezza dei rischi da parte dell'azienda è messo poi in evidenza dal fatto che due incendi senza conseguenze nelle fabbriche del gruppo, uno a Torino e uno in Germania, non indussero la multinazionale a prendere alcun provvedimento, malgrado la compagnia che assicurava lo stabilimento piemontese avesse elevato da 30 a 100 milioni la franchigia a carico della Thyssen, con una scelta che constatava per esempio l'assenza di dispositivi automatici antincendio.

Oltre 1200 morti all'anno sul lavoro
Le chiamano "Morti Bianche"
Chiamiamole con il loro VERO nome
STERMINIO DI STATO
Con i soldi si comprano anche le Morti dei lavoratori
TORINO - La scoperta è di venerdì sera quando un lavoratore si è presentato alla riunione dei dipendenti Thyssen che intendono costituirsi parte civile contro l'azienda per il rogo del 6 dicembre: "Io sono d'accordo a presentarmi in tribunale - ha detto ai legali del sindacato - ma ho firmato un verbale che mi impedisce di fare causa".
Ci sono volute poche ore per ricostruire l'accaduto: nel verbale di conciliazione sottoscritto dai dipendenti che concordano la buonuscita con l'azienda è scritto chiaramente che il lavoratore accetta l'incentivo alle dimissioni "a stralcio di ogni e qualsiasi pretesa e/o diritto di ordine sia retributivo, sia normativo sia risarcitorio" e che "rinuncia pertanto" "a risarcimenti per danni presenti e futuri ex articolo... 2043, 2059, 2087... del codice civile". (
9 aprile 2008
) Da: La repubblica