Gli scandali nel mondo del Lavoro

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La Mafia dal Sud al Nord a tutti i "livelli" imprenditoriali

6 Maggio 2009 - Notizie del giorno: 5246 Imprese edilizie evadono l'IVA per 500 milioni di €uri.     E di quelle che ancora non si sa? Quante ce ne sono di altre imprese, oltre a quelle edili che da  sempre, grazie ai Politici che continuano a sfornare leggi e commi, truffano "NOI" Stato che paga? Che farà la In - Giustizia "Taliana" a questi "delinquenti"? Continueranno come sempre, ringraziamo l' impegno della G.F e CC che dopo anni di duro lavoro sono riusciti a portare a termine queste indagini. !0.000 lavoratori impiegati in "nero", ed i Controllori dello Stato dov'erano o cosa stavano facendo???     Chi controlla i "Controllori"?

 

 

  Arrestato per corruzione il direttore provinciale dell'Ispettorato del Lavoro Piacenza e Mantova Alfonso Filosa, 64 anni.

(AGI) - Roma, 27 giu. 2009             - I carabinieri di Piacenza, al comando del colonnello Paolo Rota Gelpi, hanno arrestato per corruzione il Direttore Provinciale dell'Ispettorato del Lavoro di Piacenza e di Mantova, Alfonso Filosa, 64 anni, da cui dipendevano i controlli ispettivi sulle norme della sicurezza sul lavoro, per la prevenzione degli incidenti sul lavoro.                        E' stato dimostrato che riceveva illecitamente denaro per avvisare preventivamente dei controlli imprenditori piacentini.                    Il funzionario e' stato sorpreso in flagranza di reato mentre intascava un illecito pagamento per intervenire sui risultati di una verifica ispettiva gia' eseguita dai Carabinieri . Coinvolte decine di altri imprenditori.                      Piacenza. (AGI).  

 

 

 

 

 

domenica 3 maggio 2009   Informazione veneta

La Mafia delle "Cave" Venete

I problemi della società Veneta sono i problemi della Nazione Italiana. Capire l'origine dei problemi sociali permette di pensare a delle soluzioni. Il Veneto ha molti problemi ed è importante l'informazione dalla Regione Veneto perché sottovalutata dalla stampa nazionale. Amare una regione che la stupidità umana sta distruggendo.

 Angelo Canalia e il sistema mafioso che vige sull'Altopiano di Asiago: minuteria illegale del sistema asiaghese.

Dopo l’arresto del Cavaliere della Repubblica Angelo Canalia dipendente dell'ufficio cave e miniere della Provincia di Vicenza, i giornali parlano apertamente di sistema “mafioso” nella gestione del territorio a proposito delle cave.

Ma c’è un altro sistema mafioso percepito dai cittadini e vissuto come oppressione dell’ingiustizia. Quello parentale. Quello delle relazioni con i politici che davanti a doveri operativi arrivano a deridere i cittadini, come nel caso del sindaco di Lusiana.
Quando viene distrutta la condotta d’acqua per un nucleo abitativo di una frazione di Lusiana ad opera di un parente di Angelo Canalia, il sindaco di Lusiana, che avrebbe dovuto attivarsi per ordinare il ripristino, si presenta in contrada con un seguito di vigili urbani la cui finalità non è quella del ripristino del bene distrutto, ma una sorta velata di atto intimidatorio nei confronti della contrada (affinché si "metta d'accordo").
Ora, ci si chiede: perché?
Quella condotta che serviva d’acqua la contrada, costruita dal Comune di Lusiana fin dagli anni ’30, che passa da un terreno privato del parente di Canalia; costui distrugge la condotta per ricattare gli abitanti della frazione e farsi pagare (lo ha detto davanti al sindaco). Il Sindaco di Lusiana, anziché intervenire d’autorità, glissa il problema e non si fa trovare. Il Sindaco di Lusiana, responsabile dell’intervento d’autorità, inventa scuse che suonano come derisione degli abitanti della contrada e questi continuano ad essere privati dell’acqua. Ricevono un danno e il Sindaco di Lusiana non interviene.
Dal mio punto di vista quest’azione è un’azione di estorsione mafiosa con la complicità delle autorità amministrative. Il sospetto si acuisce quando vengo a sapere che Angelo Canalia ha provato a mettere insieme una lista per tentare di diventare sindaco di Lusiana; oppure quando vengo a sapere di accordi fra il Comune di Lusiana e il parcheggio di Velo (quali sono gli interessi di Angelo Canalia?) realizzato in cambio di concessioni edilizie che hanno portato al restringimento di una strada. Certe concessioni edilizie sembra che vengano date con una certa facilità, ma forse è solo la mia impressione. Oppure le minacce che ho dovuto subire ad opera di "avventori" dei vari negozi di Velo sul “Lei non sa chi sono io” quando parcheggiano le macchine bloccando il transito ai residenti che non appartengono al “giro”.
Si respira aria di sistema mafioso nei gesti, nelle relazione fra le persone, nelle cose di cui si ha diritto e che sindaci o Vigili Urbani negano. Si respira aria di sistema mafioso su atteggiamenti il cui risultato è la protezione dei prepotenti anche nel solo tentativo di impedire ai cittadini, che non sono nel giro, l’esercizio dei loro diritti. Un sistema mafioso che emargina chi non è del “giro giusto”.

Esattamente come dichiara l’imprenditore Piero Colpo sul Giornale di Vicenza:

“Guardi, l’Altopiano per queste vicende è peggio del Meridione. Peggio della Sicilia, della Sardegna, di Napoli. Ha presente la Mafia? Per carità, qui non usano le pistole, ma se non fai parte del “sistema”, se non accetti certe regole, non lavori più. Semplice, sei fuori. Io spero che in tanti si decidano a parlare, ma temo che ancora una volta l’omertà, che ad Asiago e nei Sette Comuni è ripugnante per il sistema delle cave, la faccia da padrone. Non è stato facile per me fare il primo passo, ma quando tocchi il fondo non puoi non cercare una via d’uscita. Io l’ho trovata nelle istituzioni.”

Quando le Istituzioni rispondono al cittadino per ripristinare la legalità, allora le cose cambiano.
Ma non sempre è così. E’ necessario trovare, all’interno delle Istituzioni, le persone che mettono le Istituzioni a fondamento del loro dovere. E questo a Lusiana non è mai stato possibile (come del resto in molete parti del Veneto). Le Istituzioni preferiscono favorire chi ha danneggiato la proprietà del comune nel tentativo di farsi dare una tangente e lasciare i cittadini ad arrangiarsi, piuttosto che ripristinare la legalità.

Attilio Schneck si sente in imbarazzo per l’arresto di Angelo Canalia: lui dove stava?
Non vedeva?
Oppure gli faceva comodo non vedere?
Il geometra Angelo Canalia si interessava delle relazioni. Era lui che illustrava a Schneck le varie pratiche. Era lui che le illustrava: per quali fini?
Così il Corriere della Sera del 02 maggio riporta la dichiarazione di Schneck:

“È certo che una situa­zione del genere porta discredi­to alla Provincia e mi mette in fortissimo imbarazzo, oltre a crearmi contrarietà. Sono del­l’idea che la giustizia debba fare il proprio corso». Attilio Schne­ck conosce bene Angelo Cana­lia. «Ho io il dicastero dell’urba­nistica, quindi anche il settore delle cave – ha precisato – ed il geometra Canalia si occupa del­le relazioni, è lui che viene ad il­lustrarmi le varie pratiche. Con lui mi sono sempre trovato be­ne, il suo lavoro è sempre stato corretto».”
Ottima posizione, quella di Angelo Canalia per chiedere tangenti, favorire i propri protetti e danneggiare gli altri. Il “padrone” Scneck che dipende dal suo dipendente, il geometra Angelo Canalia, per le sue decisioni.
Fa molto pensare sulla serietà di Attilio Schneck. Ma, di questo, se ne dovrà occupare la magistratura.

Angelo Canalia era all’interno di un sistema di controllo del territorio. Un sistema di controllo che si alimentava proprio selezionando i cittadini che potevano aver accesso ai diritti. Attraverso la negazione dei diritti fondamentali si controllano i cittadini. Si costringono i cittadini a mendicare, anche per far sgombrare una strada piena di neve che spetterebbe al comune per dovere, e non per supplica o per protesta.
Angelo Canalia è all’interno di questo giro di prostituzione civile. Una concezione morale in cui i cittadini sono soggetti che vanno rapinati.
Ricordo perfettamente quella volta che incontrai Angelo Canalia per un progetto di ristrutturazione: io ero il pezzente dal quale non avrebbe potuto raccogliere soldi. Così fui fortunato, mi scaricò ad un altro Geometra di Lusiana, quasi per fargli un favore. Fu un geometra che si rivelò onesto e preciso; un ideale direttore dei lavori. Alcuni miei conoscenti, a Lusiana, una quindicina d’anni dopo, ricchi e famosi (loro erano ricchi e seguire i loro lavori dava prestigio), ebbero Angelo Canalia come direttore dei lavori: impiegarono anni per terminare i loro lavori, non so quanti soldi sborsarono nel frattempo, ma non furono molto felici del risultato.

Rompere il sistema mafioso, che lega l’amico dell’amico al quale vengono fatti “favori” (spesso si tratta di spacciare magnanimità nel concedere diritti che quel cittadino avrebbe dovuto avere ed usufruire), mentre le pratiche vengono negate (rallentate o osteggiate) se la persona non è “amica dell’amico”, è importante per ripristinare la legalità democratica.

Non è la mafia della lupara, ma nemmeno chi si rivolge alle Istituzioni usa la pistola, è la mafia del "muro di gomma" che costringe il cittadino a subire.
Sicuramente l’arresto di Angelo Canalia è un’occasione importante per l’Altopiano di Asiago e per tutti i cittadini, nella speranza che la magistratura faccia fino in fondo il suo lavoro.
Faccio gli auguri alla magistratura almeno fintanto che lavorerà per ripristinare la legalità democratica.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Gli scandali nel mondo del Lavoro

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Sicurezza lavoro, 14 arresti a Bari

Falsavano i controlli pagando tangenti

                3 aprile 2009                  La guardia di Finanza di Barletta ha arrestato 14 persone con le accuse di concussione e corruzione, abuso e falso in atti d'ufficio. Accertamenti e ispezioni nei luoghi di lavoro sarebbero state "ammorbidite" con tangenti tra i 3500 e i 5000 euro a funzionari pubblici. Le tre persone in carcere, gli altri undici sono ai domiciliari, sono ispettori della direzione provinciale del lavoro di Bari, già arrestati e poi scarcerato lo scorso gennaio.

Una prima fase degli arresti fu compiuta a gennaio: secondo l'accusa, funzionari dell'ufficio del lavoro avevano proposto a imprenditori, dopo ispezioni in piccole aziende, autolavaggi o aziende agricole, di evitare sanzioni per irregolarità, pagando cifre inferiori agli ispettori o a consulenti del lavoro o dei Caaf.

Le tre persone finite in carcere sono funzionari e ispettori della direzione provinciale del lavoro di Bari: erano già stati arrestati il 15 gennaio e poi posti ai domiciliari. Nel proseguimento delle indagini, la procura ha chiesto per loro il ritorno in carcere.                           Da TG.com - cronaca 03-04-09